IV° CAPITOLO DI VIADANA - LXVII° DELLA CONGREGATIONE

 

IV° CAPITOLO DI VIADANA

LXVII° DELLA CONGREGATIONE

[Pag. 206] Fu congregato il Capitolo Gen. di quest'anno nel Convento di S. Nicola di Viadana nel mese di Giugno, non essendosi potuto al tempo debito celebrare. V'intratenne Presidente conforme l'ordine dell'antianità il P. Girolamo di Savigliano, et si creò novo V. G. il P. Antonio di Crema. Al Deffinire furno disposti li PP. Lorenzo di Milano, Gregorio di Piur, Benvenuto di Viadana, et Aurelio di Brescia, et con essi il P. V. G. passato Giovanni Gabriele, et tre de PP. Visitatori Giovanni Galeazzo, Agostino Maria, et Deffedente, essendo il quarto defonto. Per l'anno venturo si deputorno Visitatori, Gabriele di Castenedolo, Nicolò di Carignano, Luca di Stradella, e Antonio di Fiorenza; Procuratore Generale il P. Bonifacio Guilliotti da Torino, e compagno il P. Serafino Porta di Novara.

LXVIII° VICARIO GENERALE

ANTONIO DI CREMA

[Pag. 207] Fu questo della famiglia Megli o Meli, come altri dicono, molto nobile et illustre nella Città di Crema. Impiegò l'adolescenza tutta ne studij, riuscendone per ogni parte così ben fondato, che poteva cagionar invidia ne più sapienti, et eruditi del tempo suo. Toccato dallo spirito di Dio, che lo chiamava alla religione non fu pigro in accosentire[Pag. 208] alle divine vocationi, ma presto spogliatosi d'ogni affetto terreno, e sensuale, poco badando alle dissuasioni, et renitenze de Genitori, che procuravano fermarlo al secolo, vestì l'habito Agostiniano dell'osservanza di Lombardia nel Convento della sua Patria l'anno della Redentione 1479. Ascirtto al rollo della Congregatione si scoprì subito vero soldato di Christo, non trascurando veruna di quelle attioni, che lo potevano far credere nemico giurato del vitio, et amante delle virtù. Ne sagri studij trovò Antonio il maggiore de suoi diletti portando perciò titolo il fondatissimo Teologo, chiarissimo scritturista, perfettissimo Canonista, et dottissimo Predicatore. E perché il bene di sua natura è commmunicabile, ne giova, o poco almeno il sapere, quando al prossimo non si partecipi; quindi non li bastò esser dotto a sé, che volle etiandio esser tale per altri, havendo parecchi anni la carica di Maestro di Teologia, scrittura, et canoni esercitato a profitto de studiosi, et beneficio del nostro publico. Ne si fermò la fama di sue virtù fra' confini della Congregatione, ch'estendendosi per l'Italia tutta, cagionò fosse richiesto al P. V. G. Tadeo d'Invrea l'anno 1502 dall'Ambasciatore della Republica Veneta, che straordinario si portava in Francia, et Germania inferiore, bramando haver seco questo qualificato soggetto, che li fosse Teologo, Consigliere, Guida, e direttore delle sue operationi; come in fatti successe ch'ottenutone dal P. V. G. la gratia, seco lo condusse, con indicibile sodisfatione di questo Prencipe, et decoro particolare della corte sua. Mentre Parigi dimorò Antonio con singolar meraviglia di tutti s'udì disputare della materia dell'usure, esponendo conclusioni stimate insolite, et nove,ad mentem Gregorij Arimensis, et perché si vedesse il sodo fondamento della dottrina da lui diffesa trasse dalle tenebre il libro dello stesso Gregorio:de imprestantijs Venetorum, donandolo poi l'anno 1505 alla luce delle stampe, et indirizzandolo ad Innocentio d'Asti Agostiniano famoso Dottore Parigino. Altre dispute, et controversie agitò il virtuoso Padre nella famosa Città, havendo indi meritato, che con publico applauso, et universal acclamatione[Pag. 209] della Sorbona, eletto, et constituito fosse Dottore Parigino a gloria perpetua del suo merito, et premio eterno delle sue virtù. Nè solo Parigi fu delle dottrine, et scienze d'Antonio ammiratore, che Bruselles pure, Lovanio, et altre Città della Fiandra n'entrorno a parte, com'egli stesso afferma, in tali accenti dedicando il suo libroDe vero, ac legitimo intellectu Privilegiorum, al Deffinitorio della Congregatione:Super quorum tenoribus, et efficacia, cum in pluribus Italiae civitatibus tum Lutetetiae Gallarium (quam vulgo Parisius dicunt tum etiam Lovanij, et Bruxellae alijsque Flandriae uribus sciscitatus, et oretenus, et scriptis consului saepe in facto, et inperitorum paloestra disserui. Tornato in Italia seguitò l'honorata carriera delle sue gloriose non meno, che virtuose attioni, onde anco quivi meritò, che per Breve di Giulio Secondo Sommo Pontefice fossein iure addottorato conservandosene il Diploma autentico nell'Archivio della Congregatione. Con la parola di Dio segnalatissimi frutti produsse, onde la Città di Reggio, che tutta era in guerre, et seditioni civili, facendo fra di loro Gentilhuomini, et Cittadini continuamente sanguinosi conflitti, alle persuasioni, et sante essortationi d'Antonio l'anno 1512 si vidde rapacificata, rendendone poi gratie alla D. M. nella chiesa di S. Agostino della predetta Città, ove se ne mantengono le memorie. Scrisse alcuni libri molto utili, et pieni di Dottrina, che pur vedono la luce del Mondo, et sono:Scala del Paradiso; da lui ad instanza di Lucretia Borgia Estense Duchessa di Ferrara composto in questo Titolo:Libro della vita contemplativa, lettione, meditatione, oratione, e contemplatione, Scala del Paradiso intitolato con addattatione mistica dell'historie divine, et espositione, de suoi misteriosi, et Eccellentissimi Sacramenti.

Tractatus de vero, et legitimo intellectu privilegiorum.

Tractatus de Gabellis, et alijs laicorum exactionibus ab Ecclesijs, et Ecclesiasticis personis non exigendis 1506.

Lectio prima, et brevis introductio quasi prima elementa praebens [Pag. 210] iuvenibus qui in iure canonico stadere incipiunt.

Tractatus super orationem Dominicam.

De libero arbitrio contra Lutheranos.

De valore Privilegiorum in casibus reservatis.

Del primo de questi libri favellando Costanzo Monaco Camaldolense, che per comissione di Paolo Zane vescovo di Brescia, dovendosi ristampare, lo revidde, opera divina lo chiama: Neque erat officium tantarum vigiliarum divinum opus sine laude praeterire. E Gabriele Veneto Gen. dell'Ordine, havendo uno de medemi libri da Antonio ricevuto, scrisse: Num vero illud dissimulabo, quod ut est in homine praecipuum, ita videatur maxime laudandum; In te omnium virtutum numeros, cum singulari doctrina, ita certatim florere, ut unumquemque praecellat, vel ab aequissimo iudice non facile sit existimandum. Rimunerò la Congregatione il suo merito, havendolo pria di già in Francia disposto due anni in Compagno del P. V. G., cioè li anni 1497 et 1500; et doppo il ritorno tre volte eletto Visitatore, quattro Deffinitore, et per fine l'anno 1516 Vicario Generale. Pria fosse Antonio a quest'ultimo grado assonto haveva anco la Congregatione governata con titolo di Vice Vicario Generale, alcuni mesi, qual'hor morto in officio il P. Giovanni Maria d'Asti l'anno 1514, sottentrò egli nella carica, come primo Priore della Congregatione (era Antonio all'hora Priore di Crema, à cui conforme l'indulto di Giulio II toccava il reggere i Monasterij de Frati in caso di morte del P. V. G.) et non ostante il Sommo Pontefice havesse in Vice Vicario eletto il P. Carlo di Vercelli Priore di Roma, ad ogni modo intesi gl'usi della Congregatione, come Carlo spontaneamente si ritirò, così concorse il Pontefice in Antonio da tutti conosciuto di somma dottrina, integrità, et prudenza. Sorse l'anno 1519 rabbiosa lite fra Padri dell'Ordine Minore, et la Congregatione nostra per interessi di precedenza; lite che dal Sommo Pontefice avocata a Roma con obligo di mandar colà Priori per informare gl'Eminentissimi Cardinali, Reverendissimi Vice Protettori, portava seco non ordinarie difficoltà, [Pag. 211] quando il solo Antonio fu scielto per quest'impresa, sicura la Congregatione di vedere a suo favore le controversie terminate, mentre al P. Meglio restava l'importante negotio appoggiato. Quindi il P. Generale dell'Ordine nostro trovandosi in Cremona con la susseguente lettera, che può dirsi Elogio ai meriti d'Antonio procurò spronarlo alla segnalata impresa.

Fr. Gabrriel Venetus Prior Generalis Ord. Erem. S. Aigust. indignus Ven. nobis in Christo Fratri Antonio Priori Conventus de Crema Observantiae Regularis Ordinis Erem. S. August. nobis dilecto salutem. Hodie Cremonam devenimus, ubi mox relatum nobis est a Priore negotium de praecedentia cum Fratribus Minoribus Sanctissimum D. N. ad se vocasse, ac fuisse statutum, ut religio tam nostra, quam Minorum quaeque de suis iuribus Viceprotectores suos debeat informare. Intelleximus etiam Ven. Congregationis Vicarium, qui Prior est Romae, suas volentem tueri partes delegisse, et aduocasse Te unum ad causam Ordinis dicendam, tuendamque ac informandos Revendis. Cardinales omnes in quorum publico consessu de rei summa est agendum. Probavimus certe nos laudavimusque factam de Te pro re tanta electionem, quasi non ab homine, sed divinitus potius inspiratam. Valebit ingenium, valebit eruditio, valebit modestia, valebit in primis probitas, vel certe tua in Religionem pietas; Valebit deinde plurimum te usu rerum longaque experientia Reverendiss. DD. Praelatos, mores Curiae Relioginis cultus optime nosse; ipse n. in Curia Praesidentibus fere omnibus (ut scimus) non modo valde notus, sed maxime charus diu, et semper fuisti. Quod si speremus (quamquam cum labore tuo multo) Provinciam te non recusaturum; ut tamen Officio nostro nobisque satisfaciamus has (licet ex intinere fatigati) praescribere ad te voluimus, quibus te hortamur, et per eam charitatem, qua tuam complecteris Rempublicam, astringimus, ut iuxta tui iam dicti Vicarij sententiam ad id in Urbem Te conferas, curesque Ordini tuo hac una in re non desis, sicuti hactenus numquam defuisti. Conversa est in Te Congregatio tua, immo tota Religionibis cum te petit, orat, [Pag. 212] obtestatur, in te omnium spes sita est, quasi solus victoriam sis reportaturus. Viarum te discrimina non terreant, sicut honoris ordinis causa Nos longe corpore imbecilliores non terrent. Imus Romam opem tibi, ut poterimus, allaturi, et multorum auxilium favorem patrocinij imploraturi. Non ergo est cur timeas a facie eorum , quia ego tecum sum; onus audacter, ardenrque subeas, plures, .n. quam cum illis nobiscum erunt. Vale. Cras hinc recedemus Vitelianae hospitaturi per noctem, ad vota tua utique paratissimi. Iterum Vale. Cremonae 28 Septembris 1519. In tempo che fu Visitatore con il P. Ambrogio da Brescia l'anno 1508 riportò dalla clemenza del Sommo Pontefice Giulio II, l'indulgenza plenaria per la communione generale de Frati, come habbiam detto trattandosi del P. Ambrogio citato pag.195, et essedo in altra occasione a Roma Sindico e Noncio con il P. Modesto da Cremona per la sua Congregatione n'hebbe da Leone Papa X la confermatione, come altresì l'indulgenze perpetue delle Stationi. A lui in tempo, che fu Vice V. G. rassegnò il P. Alfonso da Mussio già V. G. l'assoluta cura, et governo delle Monache, al medemo per Breve Pontificio destinate, dicendo a lode d'Antonio fra l'altre cose nella lettera di rassegnatione queste parole:Non opus est, ut virtutes vestras celebremus, quia manifestae sunt, non mores, non doctrinam, non sapientam, non denique integritatem, et affectum ad vestrum ordinem, quoniam id iam pridem compertum habemus. Finì i suoi giorni il buon Padre, essendo Priore di Crema l'anno 1528, allì 12 di Settembre, ma non mai finiranno le glorie sue, che eterne illustreranno la Congregatione.

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