I° CAPITOLO DI VERCELLI - LVI° DELLA CONGREGATIONE

 

I° CAPITOLO DI VERCELLI

LVI° DELLA CONGREGATIONE

[Pag. 182] La radunanza de Padri della Congregatione di Lombardia per la celebratione del loro Capitolo Generale quest'anno si fece in Vercelli, ove assistendendo come Presidente il P. Alfonso di Mussio il più vecchio de passati Deffinitori, restò pure ei medesimo creato in Vicario Generale. Intravennero nell'officio di Deffinitori li PP. Marcellino di Milano, Ambrogio di Brescia, Giovanni Maria d'Asti, e Lodovico di Vercelli, con la solita aggionta del P. Vic. Gen. passato Gaudentio, et de Visitatori Lorenzo di Cremona, Gregorio di Piur, Siro di Bergamo, et Paolino di Milano. Qui si trattò. et conchiuse l'unione della Congregatione Saassonica d'Andrea Proles con la nostra di Lombardia, benchè solo per sei anni in circa se ne vedessero gl'effetti, stante la distanza de climi, et diversità de genij. Nella nuova elettione fur deputati li PP. Giovanni Agostino di Bergamo, Archangelo di Gallarate, Defendente di Voghera, et Bartolomeo di Casale. Procurator Generale il P. Giovanni Benedetto di Ferrara, et Compagno il P. Calisto di Treviglio.

LVII° VICARIO GENERALE

ALFONSO DI MUSSIO

Di questo Padre puoco habbiamo a riferire, non perché in esso fosse penuria di meriti, ma perché di lui, come di tant'altri, scarse habbiamo le memorie, et ciò per colpa de maggiori nostri, che più a scrivere ne cuori le dispositioni [Pag. 183] del Cielo attendevano, che a registrar ne foglij le rimembranze de più qualificati soggetti. e però manifestò che da Mussio terra del Comasco trasse Anfonso i suoi principij, et che nella Religione Agostiniana entrato, non vi fu virtù, di cui non procurasse l'aquisto. Fu huomo dottissimo, di gran spirito nel servigio di Dio, et rammemorato per uno de migliori Predicatori de suoi tempi, che non meno con la la bontà della vita, che con la dottrina convertiva l'anime a Dio. Di lui si racconta, che predicando l'anno 1494, nel Convento di S. Nicola di Viadana, uscì con gran fremito dal suo letto il furioso Po, in tempo apunto, che Alfonso dispensava nel pergamo la divina parola. Le genti congregate in Chiesa a si infelice aviso cominciarno non solo a meditar, ma ad essequir la fuga, tanto più necessaria, quanto che verso il Convento avanzandoli l'inondatione, minacciava tutti sepelir sotto l'aque. Per si improvvisa commotione maravigliatosi Alfonso, volle intenderne la cagione, et intesa, prese dal pulpito ad essaggerare la puoca fede de loro cuori, et col rincorarli alla confidanza in Dio, et invocatione del glorioso S. Nicola di Tolentino, procurò fermar il piede, et assicurarli della divina tutela. Indi sceso dal pergamo pose nel proprio mantello quattro piccioli pani di S. Nicola, et dopo brieve Oratione fatta all'altare del Santo, s'inviò con tutto il popolo alla volta dell'orgoglioso fiume, che superbo non solo sormontava gl'argini, ma in alcuni luoghi tentava romperli, e devastar il paese. Giunto al luogo più periglioso Alfonso con nuova preghiera implorò l'aiuto del Cielo, et opposto il mantello ove maggiore scorgeva il bisogno, con subito miracolo si videro retroceder l'onde, fermarsi la corrente, rachettarsi la furia, abbassarsi l'aque, campo lasciando a tutti di benedir Dio, glorificar S. Nicola, et essaltar Alfonso, che con presentaneo, e soprannatural rimedio da si gran rovina Viadana, et il suo territorio haveva liberato.

Molte cariche essercitò questo Padre in Congregatione, tre anni Priore di Roma, alcune volte Deffinitore, Visitatore, et Presidente, giunto poi all'esser promosso due fiate al Vicariato Generale, [Pag. 184] cioè gl'anni 1505, et 1513. Ottenne dal Sommo Pontefice Leone X l'anno stesso 1513, l'insigne gratia della confermatione di tutti i privilegi, Indulgenze, concessioni, gratie, indulti anco per semplici supplicationi, et folle signature, et per communicatione alla Congregatione da Predecessori Romani Pontefici compartiti. Et inoltre la rinovata concessione, et confermatione del Monasterio di S. Maria a S. Gallo fuori, et vicino a Firenze, et di S. Bernardo ne campi, con loro pertinenze, giurisdittioni etc. La lettera comincia: In Apostolicae dignitatis solito divina dispositione locati. Et s'ottenne la predetta gratia da Alfonso unitamente co' PP. Agostino Maria di Bergamo, Antonio di Crema, Gabriele di Castenedulo, et Modesto di Cremona sindici della Congregatione deputati, et nella precitata Bolla espressamente nominati. Uscito dall'officio l'ultima volta, et trovandosi per Breve speciale di Giulio Papa II, 3 Novembre 1508, constituito perpetuo Rettore delle Monache della Congregatione, et altre alla girisdittione della medesima soggette, che erano all'hora circa trenta Monasteri, et essendo il buon Padre da travagliose, et gravi infermità oppresso, con libera, e volontaria rinontia ne fece sotto li 13 Decembre 1514, assoluta, et ampia rassegnatione al P. Antonio Melio da Crema Vice Vicario della Congregatione inserendo nella lettera queste parole: Auctoritate Apostolica in hac parte nobis concessa vigore Brevis praedicti, ex certa scientia, et omni via, iure, modo, et forma, quibus melius, et validus fieri potest, omnem auctoritatem, facultatem, potestatem, et arbitrium nobis concessum, seu concessam virtute Brevis praedicti circa curam, regimen, et ministrationem Monialium nostri Ordinis, seu iurisdictioni nostrae subiacentium tam in temporalibus, quam in spiritualibus in Paternitatem V. transferimus plene, libere, ample, et in omnibus, et per omnia pro ut in ipso Brevi latius patet. Iubentes, etc. Dopo questo, breve corso, hebbe la vita d'Alfonso, posciache l'anno susseguente 1515, si conobbe mortale passando a vita migliore.

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